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BENUCCI Fabio

 

COMPLICANZE DELLA CHIRURGIA GINECOLOGICA E ASPETTI MEDICO-LEGALI: NEFRECTOMIA CONSEGUENTE AD INTERVENTO DI
ISTERO -ANNESSIECTOMIA BILATERALE


Riassunto

L'Autore accenna alle principali complicanze della chirurgia ginecologica, con particolare riferimento ad un caso di nefrectomia susseguente a legatura accidentale dell'uretere in corso di istero-annessiectomia bilaterale.

 

Parole chiave: Chirurgia ginecologica, complicanze.

 

Abstract

The Author mentions the principal complications of the gynaecological surgery, with special reference to a case of nephrectomy as a consequence of accidental ligature of an ureter in the course of hysterectomy and bilateral adnexectomy.

 

Key words: Gynaecological surgery, complications.

 

La chirurgia ginecologica ed ostetrica si accompagna, con relativa frequenza, al rischio di complicanze a carico del distretto urinario e ciò a motivo soprattutto della stretta vicinanza tra l'apparato genitale femminile ed il tratto urinario inferiore, complicanze che possono verificarsi immediatamente dopo l'intervento oppure manifestarsi entro un lasso di tempo più lungo.
L'isterectomia rappresenta la principale causa di lesioni a carico del tratto urinario inferiore riguardanti soprattutto la vescica, per il rapporto esistente tra la sua base ed il collo dell'utero, gli ureteri, per i rapporti che intercorrono tra essi e la base del legamento largo ed i fornici laterale della vagina, mentre molto più raramente viene ad essere interessata l'uretra.
Il caso che è giunto alla nostra osservazione rappresenta una complicanza renale in seguito ad intervento di isterectomia ed annessiectomia bilaterale che determinò la stenosi di un uretere con susseguente perdita della funzionalità renale omolaterale e successivo intervento di nefrectomia.

 

Il caso

In conseguenza di una sintoma-tologia accusata da diversi mesi e consistente in senso di tensione e di peso in regione pelvica, polimenorrea ed ipermenorrea, e dopo l'effettuazione di diversi esami ecografici, una giovane donna si ricoverava presso una Casa di Cura privata con la seguente diagnosi di ammissione: &laqno;Cistoma ovarico. Fibromatosi uterina», per la quale veniva sottoposta ad intervento di laparoisterectomia ed annessiectomia bilaterale che veniva così descritto in cartella: "...incisione in Pfannesteil. Aperto il peritoneo si reperta voluminoso cistoma ovarico sn... L'ovaio destro è adeso e retroposto all'utero e sede di numerose piccole cisti. Utero ... ipertrofico, di dimensioni normali. Si procede in un primo tempo ad asportazione del cistoma ovarico ... isterectomia ed annessiectomia destra mediante tecnica tipica. Cupola vaginale suturata in toto a punti staccati. Emostasi ... Chiusura della fascia ... Cute a punti staccati in seta".
Alla dimissione dalla struttura sanitaria, alla paziente, che risultava ancora febbrile, venne prescritta terapia antibiotica, ma nel volgere di poco tempo, cominciò a lamentare dolore al fianco sinistro, al punto tale da utilizzare farmaci antidolorifici per alleviare tale sintomatologia algica, che risultava, inoltre, accompagnata dal persistere della temperatura elevata, con carattere intermittente.
Nei mesi seguenti, per l'acutizzarsi della sintomatologia dolorosa al fianco sinistro, che si irradiava pure al tratto lombare della colonna vertebrale, la donna si sottoponeva ad esami di laboratorio (il pH urinario risultava di 8.5), ed inoltre ad un esame ecografico addominale che documentava " il rene di sinistra presenta ectasia calico-ampollare di II° grado senza che sia apprezzabile ectasia dell'uretere. Il quadro potrebbe essere compatibile con stenosi del giunto pielo-ureterale e richiede completamento diagnostico mediante urografia.".
L'esame urografico metteva in evidenza la mancata eliminazione del mezzo di contrasto da parte dell' emuntorio di sinistra.
Veniva pertanto eseguito un esame pielografico (pielografia ascendente) che evidenziava una opacizzazione incompleta dell'uretere, che appariva opacizzato fino all'altezza del profilo inferiore della sacro-iliaca di questo lato.
Ancora, una scintigrafia renale sequenziale documentava che il rene sinistro era in sede, alterato nella forma, ridotto di dimensioni e nettamente poco perfuso; i valori del filtrato glomerulare dimostravano un rene sinistro funzional-mente escluso.
Eseguiti questi esami, la donna si ricoverava, presso altro Istituto, per applicazione di nefrostomia percutanea sinistra, che determinava la fuoriuscita di circa 20-150 cc di urina al giorno, con riduzione, anche, dei valori della pressione arteriosa.
L'esame delle urine, eseguito in questa sede, documentava la presenza di bassi valori dell'urea urinaria, della creatininuria, della cloruria e sodiuria, mentre, al contrario, erano presenti alti valori di albumina, emoglobina, leucociti, emazie ed un'abbondante flora batterica.
Quindici giorni dopo la sua dimissione, per la ricomparsa di una sintomatologia febbrile, veniva nuovamente ricoverata con la seguente diagnosi di ammissione: &laqno;ureteroidronefrosi da stenosi dell'uretere iliaco sinistro in paziente sottoposta ad istero-annessiecto-mia. Pielonefrite cronica».
Durante la degenza, eseguiva nuovamente scintigrafia renale sequenziale, che evidenziava un rene sinistro di ridotte dimensioni funzionali concentrante debolmente il radiocomposto; un rene destro di dimensioni discretamente aumentate per ipertrofia vicariante e di normale aspetto, ed inoltre, a sinistra, una evoluzione di attività di tipo vascolare senza rilevante filtrazione glomerulare. Il calcolo del filtrato glomerulare di sinistra dava un valore corrispondente al 13% (v.n. 45-55%) con un valore totale di 81 ml/min. (v.n 80-135 ml/min.) facendo formulare ai sanitari la diagnosi di una cospicua riduzione della filtrazione renale sinistra con appena sufficiente compenso del rene controlaterale.
Due settimane più tardi, quindi, la paziente dovette sottoporsi ad intervento di nefroureterectomia sinistra sub-totale. La diagnosi istopatologica effettuato sul materiale prelevato dal pezzo operatorio fu di &laqno;Pielonefrite cronica».

 

Considerazioni Medico-Legali

Gli ureteri sono strutture estremamente a rischio nel corso di interventi chirurgici, anche i più svariati. Interruzioni accidentali possono verificarsi a qualsiasi livello: ad esempio, per l'esteriorizzazione del rene può ledersi il tratto superiore dell'uretere, le resezioni coliche possono accompagnarsi facilmente a lesioni del tratto intermedio, mentre interventi nello scavo pelvico, come nel nostro caso, possono favorire lesioni della porzione terminale degli ureteri, ed inoltre, può verificarsi l'evenienza che gli stessi vengano accidentalmente legati, nel corso di un intervento, durante l'allacciatura dell'arteria uterina o dei vasi emorroidari medi oppure, al termine dell'operazione, nel momento di suturare la breccia peritoneale.
Questi due diversi tipi di lesione (sezione e stenosi dell'uretere) possono manifestarsi, in fase post-operatoria, con tre diversi sintomi:

- fuoriuscita di urina all'esterno, attraverso la ferita chirurgica;

- sintomi legati alla raccolta interna di urina ( in particolar modo, peritonite);

- sintomi legati alla stenosi dell'uretere (diuresi ridotta, dolore al fianco e segni di infezione urinaria.

Quindi, il comparire di uno di questi segni o sintomi, nell'immediato postopera-torio di un intervento di istero-annessiacto-mia, deve spingere immediatamente i sanitari ad ipotizzare una lesione urologica.

Con riferimento, quindi, al caso in questione può senz'altro affermarsi che, in assenza di qualsivoglia elemento clinico e di riscontro operatorio che consenta la prospettazione di ipotesi diverse, si deve ritenere il ristagno urinario, la conseguente infezione e l'esclusione funzionale del rene sinistro essere ricondotti all'intervento chirurgico di laparoisterectomia ed annessiectomia bilaterale, la cui descrizione in cartella è peraltro assolutamente scarna, non consentendo nemmeno di aver notizie in merito al tipo di approccio terapeutico prescelto dall'operatore (si parla, infatti, soltanto di "...annessiectomia secondo tecnica tipica"). La tecnica tipica seguita dai sanitari consiste nell'incisione secondo Pfannenstiel che rappresenta la metodica più utilizzata per gli interventi di isterectomia per via laparotomica, presentando l'enorme vantaggio di seguire le linee di forza, dette linee di Langer, ma permettendo un'esposizione assai limitata nel momento in cui risulta necessario eseguire manovre extra-pelviche.
Ricordiamo, in proposito, come già durante il primo ricovero, subito dopo l'intervento, e nonostante l'adeguata terapia antibiotica, si era notato un andamento ed una durata della temperatura febbrile che non si poteva certamente ritenere conciliabile con un normale decorso post-operatorio, ma avrebbe dovuto destare il sospetto di una sepsi. Inoltre, dalla cartella emerge come la paziente sia stata sottoposta esclusivamente a controlli dell'emocromo e non ad altri esami emato-chimici specifici, che avrebbero potuto indirizzare verso una tempestiva diagnosi.
Da non sottacere, infine, che quando la paziente veniva dimessa, in nona giornata, era presente ancora temperatura febbrile, e che l'esame delle urine eseguito dopo l'intervento di laparoisterecto-mia presentava un elemento di fondamentale importanza diagnostica, rappresentato dall'accentuata alcalinità delle urine stesse (pH 8.5)!
Invero, la pielonefrite cronica è patologia assai subdola, che sovente decorre in forma latente e molto poco appariscente sul piano clinico e laboratoristico, essendo spesso successiva ad un'affezione ostruttiva delle vie urinarie, che agevolando il ristagno di urina, promuovono il virulentarsi dei germi. La suddetta patologia può anche essere preceduta da ripetuti attacchi nel tempo di pielonefrite acuta recidivante, che nel caso di specie non sono stati diagnosticati e quindi non sono stati controllati terapeuticamente, che possono limitarsi a dar segno di sè con febbre a carattere intermittente e vivo dolore alla loggia renale, proprio come nel caso in esame.
Invero, nell'intervento successivo di nefrectomia viene descritta la preparazione dell'uretere senza fare alcun esplicito riferimento ad eventuali cause di ostruzione dell'uretere sinistro. Ma va tenuto presente che la via di accesso prescelta e la finalità stessa dell'intervento (nefre-ctomia) non comportava una completa esplorazione dell'uretere pelvico.
D'altra parte tutta la storia clinica, in precedenza ampiamente riassunta, deve indurre a ritenere dimostrato che la stenosi ureterale si è determinata a seguito e a livello del precedente intervento con ogni probabilità serrandosi progressivamente per la sua inadeguata preparazione nel corso dell'intervento medesimo.

 

Bibliografia

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